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MISSIONE STATI AMERICANI AVVIA DIALOGO FORMALE TRA LE PARTI PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico   
Domenica 11 Ottobre 2009 00:00
Honduras 9/10/2009 Qualche “progresso”, primo fra tutti l’avvio formale del dialogo tra le parti, ma nulla, finora, di utile a sbloccare la crisi. A tre mesi e mezzo dalla deposizione del presidente Manuel Zelaya, la delegazione di alto livello dell’Organizzazione degli stati americani (Osa) ha concluso la sua missione a Tegucigalpa, senza aver ottenuto un accordo tra il governo ‘de facto’, al potere dal 28 Giugno, e Zelaya. Il nodo centrale resta quello del ritorno alla presidenza di Zelaya, una condizione imprescindibile per la comunità internazionale, ma che il suo successore di fatto Roberto Micheletti continua a respingere, mentre su avvicinano le elezioni del 29 Novembre. “L’Osa non è riuscita a far rientrare il golpe, sono trascorsi cento giorni di repressione contro il popolo e il governo ‘de facto’ osa affermare che non lascerà la sedia presidenziale. Cosa farà ora la comunità internazionale?” si è chiesto il presidente deposto parlando con i giornalisti al termine della seconda giornata di colloqui. “Bisogna avere fiducia nel dialogo” gli ha risposto indirettamente John Biehl, consigliere del segretario generale dell’Osa José Miguel Insulza ribadendo che una soluzione negoziata resta l’unico modo per “superare il conflitto”. L’Osa, che lascia a Tegucigalpa alcuni esponenti della segreteria nel tentativo di procedere verso un accordo, non ha del resto altri mezzi a disposizione, come concordano diversi osservatori: “Non ha alcuno strumento per far sì che si rispettino i valori e i principi della Carta interamericana, salvo la sospensione di un paese membro”, ha detto all’agenzia spagnola ‘Efe’ il presidente del Dialogo Interamericano, Peter Hakim; uno strumento che l’Osa ha utilizzato subito nei confronti dell’Honduras, quasi a ridosso del golpe, il 5 Luglio, per la seconda volta nella sua storia dopo quella decisa nel 1962 nei confronti di Cuba, riammessa, almeno formalmente, solo quest’anno. “Forse la sospensione è stata una mossa precipitosa, ma spinta dalla preoccupazione” ha aggiunto Hakim. A sostenere con forza il dialogo è anche la Chiesa cattolica, che ha invocato “una soluzione giusta, pacifica e consensuale” avvertendo che “qualsiasi tipo di violenza” può pregiudicarla.
 
Fonte:Agenzia Misna