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AMAZZONIA: INDIGENI ACCETTANO DIALOGO, MA CON CONDIZIONI PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico   
Sabato 03 Ottobre 2009 00:00
ECUADOR 2/10/2009 - Fonte MISNA

Dopo giorni di tensione, sfociati in violenze con almeno una vittima tra i nativi, gli indigeni dell'Amazzonia, che da Domenica protestano contro il progetto della nuova legge sulle risorse idriche, hanno accettato il dialogo proposto dal presidente Rafael Correa, stabilendo però alcune condizioni imprescindibili. La Confederazione delle nazionalità indigene dell'Amazzonia ecuadoriana (Confenaie), ala locale dell'influente Confederazione delle nazionalità indigene dell'Ecuador (Conaie), ha chiesto a Correa di recarsi personalmente nella sua sede centrale a Union Base, nella provincia di Pastaza. La Confenaie ha precisato che non riceverà delegazioni del governo ma solo il presidente e che oggi stesso verrà definito con esattezza il giorno e l'ora dell'incontro. Ines Shiguango, vice-presidente dell'organizzazione indigena, ha escluso che siano i dirigenti dei nativi a recarsi al palazzo presidenziale di Quito, come richiesto da Correa, ribadendo che il nuovo progetto di legge è considerato un mezzo che condurrà alla privatizzazione dell'acqua, impedendo alle comunità locali di continuare a gestire direttamente le risorse dei loro territori. Correa ha più volte negato che la normativa in esame porterà a privatizzare l'acqua, sostenendo invece che l'obiettivo del governo è esattamente il contrario; 'rassicurazioni' che non hanno convinto i popoli nativi. Il governo ha anche attribuito agli indigeni, che hanno reagito con "indignaizone", la responsabilità dei disordini avvenuti Mercoledì nella regione amazzonica di Morona Santiago dove la polizia è intervenuta per disperdere un gruppo di manifestanti che aveva eretto blocchi stradali. Negli scontri, almeno un indigeno, il docente Bosco Wizuma, è stato ucciso in circostanze non ancora chiare e diversi poliziotti sono rimasti feriti. Intanto, un sondaggio dell'istituto demoscopico Sp-Investigacion y Estudios, divulgato ieri, rileva un netto calo di popolarità del governo Correa che oggi godrebbe del 58% del favore degli ecuadoriano, contro il 76% registrato a metà Gennaio. L'esecutivo ha nel frattempo dichiarato lo 'stato d'eccezione' in tre importanti città del paese andino, la capitale Quito, Guayaquil, città più popolosa dell'Ecuador e Manta, dispiegando le forze armate accanto alla polizia ufficialmente per combattere l'insicurezza crescente attribuita alla criminalità.