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INDIGENI AWA, UNA STRAGE "ANNUNCIATA" NELL'INDIFFERENZA PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico   
Venerdì 11 Settembre 2009 00:00
Colombia 31/8/2009 - Fonte: Agenzia MISNA "Questo atto di barbarie, in cui non è stata neanche rispettata la vita di un neonato di otto mesi, ha dimostrato l'incapacità della forza pubblica di proteggere la popolazione civile.Nonostante
l'aumento delle forze in campo, aumentano le vittime e l'insicurezza e si alimenta la grande sfiducia della popolazione verso coloro che dovrebbero proteggerla".E' "con grande dolore" che la diocesi di Tumaco, nel dipartimento meridionale di Nariño, alla frontiera con l'Ecuador, dà conto in una nota pervenuta alla MISNA dell'ennesimo eccidio contro la popolazione indigena Awa, 12 persone, quattro bambini, due donne e sei uomini trucidati il 26 Agosto da individui armati col volto coperto nella comunità di Gran Rosario, senza che ancora esista un'ipotesi valida sui responsabili e i moventi. Si è
trattato di un "massacro annunciato", scrive la diocesi, segnalando che il 'defensor del pueblo' (ombudsman) di Nariño aveva già avvertito il consiglio di sicurezza locale del rischio che correva in particolare una delle vittime - Tulia García - testimone in un processo contro alcuni militari accusati di aver ucciso il 23 Maggio il marito, Gonzalo Rodríguez, facendolo passare per un guerrigliero morto in combattimento; un omicidio che potrebbe rientrare nei cosiddetti 'falsi positivi', vittime di esecuzioni arbitrarie inserite illegalmente nelle liste dei combattenti uccisi nell'ambito dell'offensiva contro i gruppi armati, che ha già portato in carcere 80 soldati, mentre
altri 1150 sono sotto inchiesta. Nonostante le scarse informazioni
reperibili sui principali mezzi di comunicazione colombiani, l'eccidio di Gran Rosario non è stato l'unico commesso dall'inizio dell'anno ai danni del popolo Awa, che si batte strenuamente per restare neutrale al conflitto in una regione costellata di campi minati e piantagioni di coca da tempo teatro di un'offensiva senza quartiere che coinvolge guerriglia, paramilitari e forze governative; dopo l'uccisione di una quindicina di Awa a Febbraio - dell'assassinio di otto nativi si erano assunte la responsabilità le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) - che aveva riportato alla luce la grave crisi umanitaria che colpisce i popoli nativi del sud, almeno altri otto indigeni sono stati uccisi a Llorente, inclusi bambini. Sempre secondo la diocesi, fosse comuni sono state segnalate nei pressi di Tumaco, dove da
Gennaio a oggi sono state uccise almeno 170 persone (260 secondo altre fonti), almeno altre 50 persone risultano 'desaparecidas', migliaia di civili hanno subito 'desplazamientos masivos' (spostamenti forzati di massa) incalzati dai gruppi armati che si disputano il controllo della regione, dirigenti comunitari continuano ad essere minacciati di morte mentre persiste nell'impunità il reclutamento di minori da parte di guerriglia e paramilitari. "Ma per il governo centrale qui non sta accadendo nulla" denuncia l''Unità indigena del popolo Awa': "E' incomprensibile - si legge in un comunicato giunto alla MISNA - come nonostante la presenza e l'intervento di istituzioni nazionali e internazionali - di recente è stato in missione sul terreno anche il relatore speciale dell'Onu per i popoli indigeni James Anaya - gli attori armati continuino a violare i diritti fondamentali, il diritto internazionale umanitario e le minime condizioni di vita delle
nostre comunità" che già pagano anche "le conseguenze nefaste delle
fumigazioni con il glifosfato" potente erbicida utilizzato per annientare le coltivazioni di foglia di coca che finisce inevitabilmente per danneggiare le coltivazioni che garantiscono la sussistenza alle popolazioni locali e la salute dei civili. "E' un'ironia: stiamo stilando una proposta per la salvaguardia etnica del popolo Awa mentre continuiamo ad essere oggetto di uno sterminio" scrivono gli indigeni. Da Febbraio gli Awa hanno protestato, marciato per chilometri nella selva per cercare i loro cari dispersi dopo l'attacco alla comunità di Tortugana Telembí, alzato le loro voci per chiedere al governo di rispettare il loro diritto alla vita e alla terra; appelli rimasti inascoltati (vedi anche archivio della MISNA). Nel fine-settimana a Ricaurte, 450 chilometri a sud-ovest di Bogotá, si sono vissuti momenti di
tensione quando i feretri con le 12 vittime di Gran Rosario sono stati
collocati lungo la principale strada cittadina "per richiamare l'attenzione della Colombia e della comunità internazionale". E nessuno sa ancora indicare con precisione chi possano essere i responsabili. A differenza di Febbraio, quando già nelle prime dichiarazioni pubbliche le autorità puntarono il dito contro le Farc, questa volta nessuno si è espresso con altrettanta chiarezza. Secondo il procuratore generale della nazione Guillermo Mendoza Diago, i bossoli delle armi usate a Gran Rosario sarebbero del calibro di nove millimetri, "non di fucili usati comunemente dai gruppi armati". Ora, ha aggiunto Mendoza, le preoccupazioni si concentrano sui sopravvissuti alla strage.