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BASTA ESECUZIONI! PDF Stampa E-mail
Giovedì 17 Aprile 2008 00:00
Amnesty International al Giappone Amnesty International ha profondamente deplorato l’impiccagione di quattro uomini (Akinaga Kaoru, 61 anni, Nakamoto Masayoshi, 64 anni, Nakamura Masahuru, 61 anni e Sakamoto Masahito, 41 anni), avvenuta ieri in Giappone.
Con quelle di ieri, il numero delle esecuzioni portate a termine nel 2008 è salito a sette.
“Siamo estremamente preoccupati per questo aumento. Chiediamo al governo giapponese di introdurre immediatamente una moratoria, in linea con la risoluzione adottata a dicembre dall’Assemblea generale dell’Onu” – ha dichiarato Amnesty International.
Le condanne a morte in Giappone vengono eseguite in segreto. Fino a quattro mesi fa, il ministero della Giustizia non rendeva noti i nomi delle persone impiccate né i dettagli dei reati per i quali erano state condannate. I prigionieri vengono informati dell’esecuzione solo poche ore prima, i parenti vengono a saperlo a impiccagione avvenuta.
Sotto il dicastero del ministro della Giustizia Hatoyama Kunio, sono state eseguite 10 esecuzioni in meno di sei mesi. Lo scorso settembre, il ministro aveva annunciato l’intenzione di abrogare la norma del Codice di procedura penale, secondo la quale l’ordine di esecuzione dev’essere firmato dallo stesso ministro della Giustizia. Ciò significherebbe che i prigionieri potrebbero essere messi a morte automaticamente, trascorsi sei mesi dalla fine delle procedure d’appello.
Nel 2006, solo 25 paesi hanno eseguito condanne a morte. Tra questi, il Giappone è attualmente l’unico paese del G8 ad avere un sistema capitale in funzione.
 
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