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Iran: la condanna alla lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani sotto "riesame" PDF Stampa
Scritto da Administrator   
Mercoledì 25 Agosto 2010 08:12

Iran: la condanna alla lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani sotto "riesame"

Riportiamo questo articolo pubblicato sul sito della Sezione Nazionale.

Data di pubblicazione dell'appello: 12.07.2010
Status dell'appello: attivo
3° Aggiornamento AU: 211/09 MDE 13/083/2010

Sakineh Mohammadi Ashtiani © Archivio Privato

Grazie a quanti hanno firmato l'appello sul nostro sito. Abbiamo inviato le 18010 firme alle autorità. Continuate a firmare e diffondere l'appello.

3° aggiornamento  Il 4 agosto la Corte suprema ha iniziato un riesame della condanna a morte di Sakineh Mohammadi Ashtiani: lo scopo di tale decisione appare solo quello di ridurre la pressione internazionale sulle autorità, cambiando la modalità di esecuzione della condanna a morte. La condanna alla lapidazione resta in vigore.

Intorno al 7 luglio, a seguito delle proteste internazionali, i funzionari del carcere di Tabriz hanno chiesto al capo della magistratura iraniana di acconsentire alla commutazione in impiccagione della condanna a morte per lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani.  

Il 10 luglio, il capo dell'Alto consiglio per i diritti umani dell'Iran ha dichiarato che il caso sarebbe stato riesaminato e anche che la legge iraniana consente la lapidazione. Il giorno dopo, il capo della magistratura provinciale di Azerbaigian est, Malek Ezhder Sharifi, ha affermato che la condanna a morte per lapidazione era ancora in piedi e poteva essere eseguita in qualsiasi momento su decisione del capo della magistratura, l'ayatollah Sadegh Larijani.

Malek Ezhder Sharifi ha anche detto che Sakineh Mohammadi Ashtiani era stata condannata a morte in relazione all'omicidio del marito. Questa affermazione è stata contestata da uno degli avvocati, il quale ha sottolineato che la donna era stata perdonata dalla famiglia dell'uomo, ma era stata condannata a 10 anni di detenzione in quanto complice del crimine.

Il 14 luglio Sajjad Qaderzadeh, figlio di Sakineh Mohammadi Ashtiani, è stato convocato presso la prigione centrale di Tabriz. Si presume sia stato interrogato dai funzionari del ministero di Intelligence, che lo avrebbero minacciato di non permettergli più di aver colloqui sul caso della madre.

Sakineh Mohammadi Ashtiani, 43 anni, madre di due figli, è detenuta nel braccio della morte nel carcere di Tabriz, nord-ovest dell'Iran. L'8 luglio 2010, l'Ambasciata iraniana a Londra ha annunciato che non sarebbe stata lapidata, ma la condanna a morte potrebbe essere comunque eseguita, anche tramite lapidazione.

Sakineh Mohammadi Ashtiani è stata condannata nel maggio 2006 per aver avuto una "relazione illecita" con due uomini ed è stata sottoposta a 99 frustate, come disposto dalla sentenza. Successivamente è stata condannata alla lapidazione per "adulterio durante il matrimonio", accusa che lei ha negato.

A seguito della mobilitazione internazionale delle ultime settimane contro la sua esecuzione della, l'Ambasciata iraniana a Londra ha rilasciato una dichiarazione l'8 luglio 2010, affermando che la condanna di Sakineh Mohammadi Ashtiani non sarebbe stata eseguita tramite lapidazione. Tuttavia, la sua posizione legale non è chiara, dal momento che  il suo avvocato non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sulla commutazione della sua condanna a morte.

Durante il processo, Sakineh Mohammadi Ashtiani ha ritrattato una "confessione" rilasciata sotto minaccia durante l'interrogatorio e ha negato l'accusa di adulterio. Due dei cinque giudici hanno ritenuto la donna non colpevole, facendo presente che era già stata sottoposta a fustigazione e aggiungendo di non aver trovato le necessarie prove di adulterio a suo carico. Tuttavia, i restanti tre giudici, tra cui il presidente del tribunale, l'hanno ritenuta colpevole sulla base della "conoscenza del giudice", una disposizione della legge iraniana che consente ai giudici di esprimere il loro giudizio soggettivo e verosimilmente arbitrario di colpevolezza anche in assenza di prove certe e decisive. Giudicata colpevole dalla maggioranza dei cinque giudici, Sakineh Ashtiani Mohammadi è stata condannata alla lapidazione.

Scarica QUI l'appello o copia il seguente esempio.

Leader della repubblica Islamica
Ayatollah Sayed 'Ali Khamenei, The Office of the Supreme Leader
Islamic Republic Street - End of Shahid Keshvar Doust Street
Tehran, Islamic Republic of Iran
Email: info_leader@leader.ir;
via website: http://www.leader.ir/langs/en/index.php?p=letter (English);
http://www.leader.ir/langs/fa/index.php?p=letter ( Persian)

Eccellenza,

sono un simpatizzante di Amnesty International, l'Organizzazione internazionale che dal 1961 agisce in difesa dei diritti umani, ovunque nel mondo vengano violati.

La sollecito a non eseguire la condanna a morte di Sakineh Mohammadi Ashtiani per lapidazione o in qualsiasi altro modo.

Le chiedo di iniziare un riesame approfondito del caso di Sakineh Mohammadi Ashtiani.

La sollecito a vietare la lapidazione,  emanando una legislazione che ponga fine alla pena di morte e proibendo l'uso della fustigazione.

La sollecito inoltre a depenalizzare l'adulterio.

La ringrazio per la sua attenzione.

 
"Piano nomadi": delegazione di Amnesty International ricevuta dal sindaco di Roma PDF Stampa
Scritto da Administrator   
Martedì 27 Luglio 2010 08:21

Riportiamo questo articolo pubblicato sul sito della Sezione Nazionale.

"Piano nomadi": delegazione di Amnesty International ricevuta dal sindaco di Roma

CS070: 22/07/2010

Questo pomeriggio una delegazione della Sezione Italiana di Amnesty International, guidata dalla presidente Christine Weise, è stata ricevuta dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e dall'assessore alle politiche sociali, Sveva Belviso.

La presidente Weise ha consegnato al sindaco Alemanno e all'assessore Belviso migliaia di firme, cartoline e disegni di bambine e bambini che, da marzo a oggi, hanno preso parte a un'azione mondiale di Amnesty International per chiedere la sospensione e la revisione del "Piano nomadi".

Il "Piano nomadi" è il primo programma sviluppato attraverso i poteri speciali previsti dal decreto governativo del maggio 2008, per affrontare la cosiddetta "emergenza nomadi". Avviato il 31 luglio 2009 dal Comune di Roma e dal prefetto di Roma, prevede il trasferimento di 6000 rom (su 7177 residenti nei campi, secondo un censimento considerato incompleto da più parti) in 13 campi ampliati o di nuova costruzione nella periferia della capitale.

La delegazione della Sezione Italiana di Amnesty International ha manifestato apprezzamento per i passi fatti dall'Amministrazione comunale verso una maggiore consultazione delle persone interessate dagli sgomberi eseguiti nell'ambito del "Piano nomadi". Permangono tuttavia timori sul carattere ancora parziale delle consultazioni stesse, sia dal punto di vista delle persone coinvolte sia da quello delle informazioni disponibili.

L'organizzazione per i diritti umani ha rinnovato la sua preoccupazione per l'aspetto di segregazione abitativa che continua a emergere dall'attuazione del "Piano nomadi", come confermato dalle recenti dichiarazioni di rappresentanti del Comune di Roma sulla lontananza dei nuovi campi dai centri abitati.

Inoltre, l'organizzazione si è detta preoccupata per il ritardo nell'attuazione dei miglioramenti nei campi, a fronte del proseguimento dei trasferimenti.

Nel consegnare le firme al sindaco Alemanno e all'assessore Belviso, la delegazione della Sezione Italiana di Amnesty International ha ribadito le proprie richieste: un sostanziale ripensamento del "Piano nomadi" alla luce degli standard internazionali sul diritto a un alloggio adeguato; il rinvio della sua ulteriore attuazione sino a quando non sarà stata effettuata una piena consultazione di tutte le persone interessate; il pieno rispetto delle norme internazionali che regolano gli sgomberi forzati.

FINE DEL COMUNICATO                                                                                 Roma, 22 luglio 2010


Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

 
IRAN: SAKINEH MOHAMMADI ASHTIANI CONDANNATA ALLA LAPIDAZIONE RISCHIA DI ESSERE MESSA A MORTE PDF Stampa
Scritto da Administrator   
Mercoledì 14 Luglio 2010 12:29

Riportiamo qui di seguito l'appello pubblicato sul sito Nazionale.

IRAN: SAKINEH MOHAMMADI ASHTIANI CONDANNATA ALLA LAPIDAZIONE RISCHIA DI ESSERE MESSA A MORTE

Data di pubblicazione dell'appello: 12.07.2010

Status dell'appello: attivo

Aggiornamento AU: 211/09 MDE 13/075/2010

Sakineh Mohammadi Ashtiani, 43 anni, madre di due figli, è detenuta nel braccio della morte nel carcere di Tabriz, nord-ovest dell'Iran. L'8 luglio 2010, l'Ambasciata iraniana a Londra ha annunciato che non sarebbe stata lapidata, ma la condanna a morte potrebbe essere comunque eseguita, anche tramite lapidazione.

Sakineh Mohammadi Ashtiani è stata condannata nel maggio 2006 per aver avuto una "relazione illecita" con due uomini ed è stata sottoposta a 99 frustate, come disposto dalla sentenza. Successivamente è stata condannata alla lapidazione per "adulterio durante il matrimonio", accusa che lei ha negato.

A seguito della mobilitazione internazionale delle ultime settimane contro la sua esecuzione della, l'Ambasciata iraniana a Londra ha rilasciato una dichiarazione l'8 luglio 2010, affermando che la condanna di Sakineh Mohammadi Ashtiani non sarebbe stata eseguita tramite lapidazione. Tuttavia, la sua posizione legale non è chiara, dal momento che  il suo avvocato non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sulla commutazione della sua condanna a morte.

Durante il processo, Sakineh Mohammadi Ashtiani ha ritrattato una "confessione" rilasciata sotto minaccia durante l'interrogatorio e ha negato l'accusa di adulterio. Due dei cinque giudici hanno ritenuto la donna non colpevole, facendo presente che era già stata sottoposta a fustigazione e aggiungendo di non aver trovato le necessarie prove di adulterio a suo carico. Tuttavia, i restanti tre giudici, tra cui il presidente del tribunale, l'hanno ritenuta colpevole sulla base della "conoscenza del giudice", una disposizione della legge iraniana che consente ai giudici di esprimere il loro giudizio soggettivo e verosimilmente arbitrario di colpevolezza anche in assenza di prove certe e decisive. Giudicata colpevole dalla maggioranza dei cinque giudici, Sakineh Ashtiani Mohammadi è stata condannata alla lapidazione.

Segue la lettera per l'appello. Oppure scarica QUI il modello e QUI alcune informazioni aggiuntive.

Leader of the Islamic Republic
Ayatollah Sayed 'Ali Khamenei, The Office of the Supreme Leader
Islamic Republic Street - End of Shahid Keshvar Doust Street
Tehran, Islamic Republic of Iran
Email: info_leader@leader.ir;
via website: http://www.leader.ir/langs/en/index.php?p=letter (English); http://www.leader.ir/langs/fa/index.php?p=letter ( Persian)

Your Excellency,

I am writing to you as supporter of Amnesty International, the non governmental organization which since 1961 has been working in defense of human rights, wherever they are violated.

I urge you not to execute Sakineh Mohammadi Ashtiani by stoning or any other means.

I call on you to clarify her current legal status to her and her lawyer.

I state that Amnesty International opposes the criminalization of consensual sexual relations, and I urge you to speedily enact legislation that unequivocally bans stoning as a legal punishment and does not permit the use of other forms of the death penalty or flogging or imprisonment against those convicted of "adultery".

Thank you for your attention.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 14 Luglio 2010 12:42
 
EMERGENCY DAYS PDF Stampa
Scritto da Administrator   
Giovedì 15 Luglio 2010 16:06

Vi ricordiamo che saremo presenti durante gli Emergency Days con un banchetto per la raccolta firme nell'ambito della campagna ROM.

Saremo presenti Giovedi' 15 Luglio dalle 18.30.

 
GIORNATA DI MOBILITAZIONE PER TROY DAVIS PDF Stampa
Scritto da Administrator   
Martedì 22 Giugno 2010 06:57

Il gruppo di Ferrara si mobilita per chiedere giustizia per Troy Davis, condannato a morte negli USA a seguito di un processo che lascia molti dubbi, specialmente sulla certezza delle prove a carico.
Tutte le info e l'appello cliccando su questo link

 
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